An American Pickle è un film del 2020 diretto da Brandon Trost.

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Un salto temporale lungo un secolo dentro un barile di salamoia per scoprire che l’America del duemila è molto più acida e indigesta di quella del millenovecento.Due generazioni si scontrano nello specchio dello stesso volto, dove l’ambizione moderna deve fare i conti con l’artigianato della memoria e la ricetta della vera felicità.

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🎬 SCHEDA TECNICA

  • Titolo Originale: An American Pickle
  • Regia: Brandon Trost
  • Cast: Seth Rogen, Sarah Snook, Molly Evensen, Eliot Glazer, Jorma Taccone, Kalen Allen
  • Sceneggiatore: Simon Rich (basato sul suo racconto breve Sell Out apparso sul The New Yorker)
  • Genere: Commedia, Fantastico, Satirico
  • Premi: Nessun premio di rilievo
  • Aziende produttrici: Point Grey Pictures, Sony Pictures Entertainment, Warner Max
  • Rating IMDb: ⭐ 5.7/10
  • Pagina Wikipedia: An American Pickle
  • Data di uscita (Italia): Agosto 2020 (distribuito direttamente in digitale)
  • Paesi di origine: Stati Uniti d’America

Un Secolo in Salamoia

Nel 1919, Herschel Greenbaum è un manovale ebreo, gran lavoratore ma perennemente tormentato dalla sfortuna, che decide di emigrare dall’Europa dell’Est verso l’America insieme alla devota moglie Sarah per sfuggire alle persecuzioni e inseguire una vita migliore. Trovato impiego come ammazza-topi in una fabbrica di sottaceti di Brooklyn, un giorno Herschel cade accidentalmente all’interno di un enorme barile di salamoia proprio mentre l’edificio viene chiuso e abbandonato per sempre.

Cento anni dopo, nel 2020, il contenitore viene finalmente riaperto: grazie alle perfette proprietà conservative della miscela, l’uomo si risveglia perfettamente intatto e senza essere invecchiato di un solo giorno nella New York contemporanea. Herschel scopre di non avere più nessun parente in vita a eccezione del suo pronipote biologico, Ben Greenbaum, un giovane e timido sviluppatore di applicazioni informatiche che sta cercando di lanciare sul mercato un servizio per verificare l’etica delle aziende alimentari. L’incontro tra queste due anime distanti un secolo darà vita a una convivenza tanto assurda quanto problematica.

Il Candore del Passato e la Saturazione del Presente

Brandon Trost, stimato direttore della fotografia qui al suo esordio assoluto alla regia di un lungometraggio solitario, mette a frutto tutta la sua sensibilità visiva per strutturare la pellicola su un netto binarismo formale. La prima parte del film, ambientata nell’Europa rurale e nella New York di inizio Novecento, è girata adottando il formato d’immagine classico in $4:3$, con una tavolozza cromatica desaturata, quasi color seppia, che evoca l’estetica del cinema muto e la polvere della memoria storica. Nel momento in cui il protagonista si risveglia nel presente, l’inquadratura si dilata visivamente nel moderno formato panoramico, esplodendo in una nitidezza digitale accesa, quasi clinica, che riflette l’iper-connessione e la frenesia della metropoli odierna.

Il montaggio di Lisa Zeno Churgin asseconda questa transizione temporale lavorando con grande fluidità: alle ellissi temporali iniziali segue un ritmo narrativo sincopato nel secondo atto, dove lo scontro tra i due stili di vita si traduce in sequenze rapide e dinamiche, per poi distendersi nei momenti di confronto più intimo e drammatico. La fotografia, curata dallo stesso regista insieme a John Guleserian, sfrutta i riflessi dei grattacieli di vetro e le luci artificiali degli smartphone per incorniciare la solitudine dei personaggi, contrapponendola al calore materico della terra e del legno che caratterizzavano il mondo d’origine di Herschel.

La colonna sonora è un elemento di grande pregio, orchestrata da Michael Giacchino e composta da Nami Melumad. La partitura mescola sapientemente le sonorità della tradizione musicale ebraica dell’Est Europa, dominata da clarinetti malinconici e violini tesi, con arrangiamenti sinfonici più moderni e minimalisti. Questa fusione musicale sottolinea costantemente lo smarrimento emotivo di Herschel e il suo disperato tentativo di mantenere un legame con le proprie radici culturali in un contesto che sembra aver dimenticato il valore del sacro e della memoria.

Una Doppia Performance tra Satira e Malinconia

La sceneggiatura, curata da Simon Rich a partire dal proprio materiale letterario originario, si muove costantemente sul filo del rasoio tra la commedia dell’assurdo e la satira sociale feroce, prendendo di mira i tic nevrotici della cultura hipster, l’ipocrisia dei social network e la volubilità della cancel culture. I dialoghi sono brillanti, ricchi di contrasti ironici tra la visione del mondo patriarcale, violenta ma sincera di Herschel e l’approccio iper-sensibile, mediato e politicamente corretto di Ben. Il ritmo funziona con eccellente progressione nella prima parte e nella gestione del conflitto centrale, per quanto tenda a farsi leggermente iperbolico e surreale nella risoluzione degli equivoci mediatici che coinvolgono i due protagonisti.

Seth Rogen compie un autentico tour de force attoriale, sdoppiandosi nei due ruoli principali e offrendo una delle prove più mature e stratificate della sua carriera. Nel ruolo di Herschel, l’attore lavora sulla fisicità imponente, sulla ruvidezza dei gesti e su un accento marcato, infondendo nel personaggio una dignità antica e una profonda malinconia legata al lutto e alla perdita del proprio tempo. Nei panni del pronipote Ben, Rogen sottrae enfasi, giocando su toni repressi e sguardi sfuggenti per delineare il ritratto di un uomo moderno paralizzato dalla paura del fallimento e incapace di elaborare il dolore per la scomparsa dei propri genitori.

L’interazione tra i due cloni digitali è tecnicamente impeccabile e non lascia mai trasparire l’artificio dell’effetto visivo. Al loro fianco, Sarah Snook compare brevemente ma con grande intensità emotiva nei panni della moglie Sarah, diventando il faro morale che guida idealmente le azioni di Herschel attraverso i decenni.

Il Valore del Retaggio Contro la Superficialità del Presente

Al di sotto della superficie della commedia bizzarra, An American Pickle sviluppa una riflessione profonda sul concetto di identità, sulla gestione del dolore e sulla necessità del perdono familiare. Il barile di sottaceti diventa la metafora di ciò che preserviamo del nostro passato: Herschel conserva intatti i valori della fede, dell’onore, del lavoro manuale e del rispetto per gli antenati, scoprendo che la società contemporanea ha barattato la profondità di questi sentimenti con l’istantaneità dei “mi piace” e il successo commerciale effimero.

Allo stesso tempo, il film non idealizza ingenuamente il passato, mostrandone le rigidità culturali e l’intolleranza. Il vero cuore dell’opera risiede nella sintesi finale tra questi due mondi: Ben ha bisogno della determinazione incrollabile del bisnonno per superare le proprie paludi emotive, mentre Herschel deve imparare la tolleranza e la complessità del presente per non rimanere schiacciato dall’odio. La riconciliazione finale tra i due non è solo una risoluzione narrativa, ma l’accettazione che l’eredità più importante non è fatta di beni materiali, ma della condivisione del proprio dolore e delle proprie speranze con chi resta.

Un’Amara Dolcezza

An American Pickle si rivela un’opera singolare nel panorama della commedia contemporanea statunitense: un film che utilizza una premessa narrativa ai limiti del ridicolo per imbastire una favola urbana sorprendentemente dolce, malinconica e venata di una profonda spiritualità. La pellicola si raccomanda a chi sa apprezzare le storie che sanno far sorridere e riflettere contemporaneamente, offrendo uno sguardo acuto e mai banale sulle contraddizioni della nostra modernità attraverso gli occhi lucidi e severi di un uomo venuto dal passato.

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