Valerian e la città dei mille pianeti (Valérian et la Cité des mille planètes) è un film del 2017 diretto da Luc Besson.

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Luc Besson realizza il sogno di una vita traducendo in immagini il fumetto che ha plasmato l’immaginario di intere generazioni, regalandoci un banchetto barocco di colori e creature aliene. Valerian e la città dei mille pianeti non è solo un film, ma un’esperienza sensoriale travolgente che sacrifica la solidità narrativa sull’altare della meraviglia pura, ricordandoci perché amiamo il cinema di fantascienza che osa sognare in grande.

L’Odissea Spaziale di Luc Besson: Introduzione

Quando si parla di Valerian e la città dei mille pianeti, ci si trova di fronte a un oggetto filmico quasi unico nel panorama contemporaneo. Scritto e diretto da Luc Besson nel 2017, il film rappresenta il progetto più ambizioso e costoso della storia del cinema indipendente europeo, con un budget che ha sfiorato i 200 milioni di dollari. Tratto dalla celebre serie a fumetti francese Valérian e Laureline di Pierre Christin e Jean-Claude Mézières, l’opera si avvale di un cast internazionale guidato da Dane DeHaan e Cara Delevingne, supportati da nomi illustri come Clive Owen, Rihanna, Ethan Hawke e persino un cameo di Herbie Hancock.

Nonostante un’accoglienza critica tiepida e un risultato al botteghino non all’altezza delle aspettative, il film mantiene un solido 6.4/10 su IMDB, segno di un apprezzamento che col tempo si è consolidato tra gli amanti del genere. La tesi di questa analisi è che Valerian sia un capolavoro mancato dal punto di vista della scrittura, ma un trionfo assoluto sotto il profilo del world-building e dell’innovazione visiva. È un film che vive di una gioia infantile per l’esplorazione, capace di eclissare i suoi difetti strutturali grazie a una potenza iconografica che pochi registi, oltre a Besson, hanno il coraggio di mettere in scena oggi.

La Trama (Rigorosamente Senza Spoiler)

La narrazione ci proietta nel 28° secolo, in un’epoca in cui l’umanità ha ormai superato i confini del sistema solare per unirsi a migliaia di altre specie aliene. Al centro dell’universo narrativo si trova Alpha, un’immensa metropoli spaziale in continua espansione, nata secoli prima come una stazione spaziale terrestre e diventata col tempo un rifugio per creature provenienti da ogni angolo della galassia, dove culture, tecnologie e conoscenze vengono condivise per il bene comune.

Valerian e Laureline sono due agenti speciali del governo dei territori umani, incaricati di mantenere l’ordine nell’universo. Valerian è un soldato valoroso ma arrogante, costantemente alla ricerca di approvazione e distrazioni amorose; Laureline è la sua controparte razionale, una donna forte, intelligente e dotata di un codice morale inflessibile. La loro missione ha inizio quando vengono inviati sul pianeta-mercato “Big Market” per recuperare un raro e prezioso convertitore, l’ultimo esemplare di una specie creduta estinta.

Quello che sembra un compito di routine si trasforma rapidamente in un intrigo intergalattico che mette a rischio la sopravvivenza stessa di Alpha. Una misteriosa “zona d’ombra” si sta infatti espandendo nel cuore della città dei mille pianeti, una minaccia radioattiva che i vertici militari sembrano voler nascondere a ogni costo. Tra inseguimenti in dimensioni parallele, incontri con divinità mutaforma e la scoperta di un genocidio dimenticato dal tempo, i due agenti dovranno decidere se obbedire agli ordini o seguire la propria coscienza per salvare una civiltà che il resto della galassia ha scelto di ignorare.

L’Analisi e il Commento

Analizzare Valerian significa immergersi in un mare di contrasti. Da un lato abbiamo l’eccellenza tecnica e visiva che rasenta la perfezione, dall’altro una gestione dei tempi narrativi e dei dialoghi che spesso inciampa in eccessi di ingenuità.

La Regia: Il Ritorno del Visionario

Luc Besson torna alle atmosfere che avevano reso celebre Il quinto elemento, ma lo fa con una tecnologia che finalmente gli permette di non avere limiti. La sua regia è cinetica, euforica, quasi bulimica nella voglia di mostrare ogni dettaglio delle sue creature. Besson non si accontenta di inquadrare l’azione; lui vuole che lo spettatore “abiti” Alpha. La sequenza iniziale, che mostra l’evoluzione della stazione spaziale sulle note di Space Oddity di David Bowie, è un pezzo di cinema magistrale, capace di raccontare secoli di storia senza una singola riga di dialogo. Tuttavia, la sua tendenza al grottesco e al barocco a tratti rischia di soffocare l’emozione pura, preferendo la meraviglia estetica alla profondità psicologica dei personaggi.

Fotografia e Montaggio: Un Sogno al Neon

La fotografia di Thierry Arbogast è semplicemente sbalorditiva. Ogni pianeta, ogni livello di Alpha ha una sua identità cromatica definita. Si passa dai toni caldi e desertici del Big Market alla purezza eterea e bioluminescente del pianeta Mül, dove la pelle dei nativi sembra fatta di perle e luce solare. L’uso dei colori saturi è una dichiarazione di guerra al grigiore della fantascienza moderna “sporca e cattiva”.

Il montaggio, curato da Julian Winding, brilla soprattutto nella complessa sequenza del Big Market, dove l’azione si sposta simultaneamente tra tre diverse dimensioni. È un tour de force tecnico che richiede un’attenzione costante, ma che viene gestito con una chiarezza tale da non confondere mai lo spettatore. Il ritmo è serrato nella prima metà, per poi adagiarsi su ritmi più distesi e quasi episodici nel secondo atto, una scelta che però penalizza leggermente la tensione del climax finale.

La Colonna Sonora: Sinfonie Galattiche

Alexandre Desplat confeziona una colonna sonora orchestrale classica che conferisce al film un respiro epico. Il suo lavoro si intreccia perfettamente con le scelte pop della produzione. Se l’intro con Bowie è iconico, i momenti ambientali sottolineano la meraviglia della scoperta. La musica di Desplat riesce a dare nobiltà anche ai momenti più stravaganti, fungendo da collante emotivo laddove la sceneggiatura fatica a creare un legame profondo tra gli attori e il pubblico.

Sceneggiatura e Tematiche: Il Tallone d’Achille

Qui arriviamo al punto dolente. La sceneggiatura di Besson è, purtroppo, la componente meno solida dell’opera. I dialoghi tra Valerian e Laureline spesso suonano forzati, cercando una “screwball comedy” (commedia sofisticata basata sui battibecchi) che non sempre funziona. Il tono oscilla pericolosamente tra il dramma politico e la farsa per adolescenti.

Tuttavia, le tematiche di fondo sono nobili e ben esplorate. Il film è un’appassionata difesa del multiculturalismo e del pacifismo. Alpha è la metafora perfetta di una società che prospera grazie all’unione delle diversità. C’è anche una forte critica al colonialismo e all’insabbiamento delle colpe belliche da parte delle grandi potenze, un tema che dona al film una dignità etica che molti film d’azione ignorano completamente. Il messaggio di perdono e di amore come forza superiore alla legge è potente, anche se espresso in modo talvolta didascalico.

Le Performance: Un Cast Divisivo

La scelta di Dane DeHaan è stata oggetto di lunghe discussioni. Sebbene sia un attore di immenso talento, la sua fisicità minuta e la sua aria da “ragazzo tormentato” mal si conciliano con il ruolo di un playboy d’azione spaccone. Manca quella chimica elettrica con Cara Delevingne che avrebbe reso il loro rapporto il cuore del film. Al contrario, la Delevingne sorprende positivamente: la sua Laureline è carismatica, espressiva e domina la scena con una naturalezza superiore a quella del collega.

Menzione speciale per Rihanna nel ruolo di Bubble. La sua performance, pur essendo limitata a una lunga sequenza centrale, è commovente e visivamente sbalorditiva. Il suo numero di trasformismo è un omaggio al mondo del varietà e del teatro, regalando al film uno dei suoi momenti più umani e malinconici. Clive Owen, d’altro canto, è relegato a un ruolo piuttosto bidimensionale, ma lo interpreta con la consueta professionalità.

Valerian e la città dei mille pianeti è un film che va guardato con gli occhi di un bambino e la pazienza di un cinefilo. Se cercate una coerenza narrativa ferrea e personaggi con la profondità di un dramma shakespeariano, probabilmente ne uscirete delusi. Ma se siete disposti a lasciarvi trasportare in un universo dove ogni inquadratura è un’opera d’arte, dove la creatività esplode in ogni angolo dello schermo e dove l’ottimismo trionfa sul cinismo, allora questo film vi regalerà emozioni che poche altre pellicole sanno offrire.

È un’opera generosa, forse troppo, che soffre della sua stessa ambizione ma che merita di essere difesa per il coraggio di esistere in un mercato dominato da sequel e remake standardizzati. Besson ha creato un giocattolo meraviglioso e rotto, ma è proprio in quelle crepe che brilla la luce della visione artistica più pura.

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