The Woman Who Left – La donna che se ne è andata (Ang babaeng humayo) è un film del 2016, diretto da Lav Diaz.

Fuori di Streaming

Condividi l'articolo

Lav Diaz trasforma il racconto di Tolstoj “Dio vede la verità, ma aspetta” in un ritratto struggente di una donna che, dopo trent’anni di prigionia ingiusta, torna in un mondo che non riconosce più. The Woman Who Left non è solo un film; è un atto di resistenza cinematografica, una meditazione profonda sulle cicatrici lasciate dal tempo e sul lento, agonizzante processo di riconquista della propria umanità in una società che sembra aver smarrito la bussola morale.

Il Tempo come Spazio Etico: Introduzione al Cinema di Lav Diaz

Quando si parla di Lav Diaz, si entra in una dimensione cinematografica dove le lancette dell’orologio smettono di dettare legge. Vincitore del Leone d’Oro alla 73ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, The Woman Who Left – La donna che se ne è andata (Ang babaeng humayo) rappresenta la quintessenza del “cinema lento” filippino, un’opera che richiede allo spettatore non solo attenzione, ma una vera e propria dedizione temporale. Scritto, diretto, montato e fotografato dallo stesso Diaz nel 2016, il film è un monumento alla narrazione pura, lontano dalle frenesie del montaggio contemporaneo.

Nonostante la sua durata fluviale (poco meno di quattro ore, che per gli standard di Diaz è quasi un cortometraggio), la pellicola ha saputo conquistare la critica mondiale, mantenendo un solido punteggio IMDB di 7.2/10. La forza del film risiede nella sua capacità di trasformare la sofferenza individuale in una parabola universale sul perdono e sulla crudeltà del caso. La tesi di questa analisi è che The Woman Who Left sia un’opera necessaria per comprendere il potere del cinema come strumento di testimonianza sociale e di scavo psicologico, un film che non si guarda, ma si abita.


Informazioni ChiaveDettagli
RegistaLav Diaz
Attrice ProtagonistaCharo Santos-Concio (Horacia Somorostro)
Attore CoprotagonistaJohn Lloyd Cruz (Hollanda)
Durata226 minuti
Anno2016
Rating IMDB7.2/10

La Trama: Una Lunga Ombra che Ritorna alla Luce

La storia si apre nel 1997, un anno cruciale per le Filippine (segnato dal passaggio di Hong Kong alla Cina e da una violenta ondata di rapimenti che terrorizzava il paese). Horacia Somorostro è una donna che ha trascorso gli ultimi trent’anni della sua vita in un istituto correzionale femminile per un omicidio che non ha mai commesso. La sua routine carceraria è fatta di mitezza, insegnamento alle compagne e una rassegnazione quasi santa. Tutto cambia quando la sua ex amica e compagna di prigionia, Petra, confessa in punto di morte di aver incastrato Horacia su ordine di un potente ex amante della donna, Rodrigo Trinidad.

Rilasciata improvvisamente in un mondo che è andato avanti senza di lei, Horacia scopre che la sua famiglia è andata in pezzi: suo marito è morto, sua figlia è una sconosciuta e suo figlio è scomparso nel nulla. Alimentata da un desiderio di vendetta freddo e metodico, Horacia inizia a pedinare Rodrigo, che ora vive recluso nella sua villa fortificata per paura dei rapimenti che flagellano la nazione. Tuttavia, durante le sue peregrinazioni notturne nelle zone più degradate della città, Horacia incontra un’umanità derelitta — venditori ambulanti di balut, senzatetto e, soprattutto, Hollanda, una donna transessuale vittima di violenze. È in questi incontri che la missione di morte di Horacia inizia a vacillare, costringendola a scegliere tra il sangue del passato e la carità del presente.

L’Analisi e il Commento: La Bellezza della Stasi

Il cuore di The Woman Who Left batte in un bianco e nero profondo, contrastato, che conferisce a ogni inquadratura la dignità di un quadro d’epoca. Analizzare le componenti tecniche di quest’opera significa smontare il concetto tradizionale di intrattenimento per scoprire una forma d’arte più vicina alla letteratura russa che al cinema d’azione.

La Regia e la Fotografia: Il Piano Sequenza come Verità

Lav Diaz è celebre per l’uso dei piani sequenza fissi e lunghissimi. In questo film, la macchina da presa non si muove quasi mai. Non ci sono carrellate, non ci sono zoom. La composizione dell’immagine è geometrica, con un uso magistrale della profondità di campo che permette allo spettatore di osservare contemporaneamente ciò che accade in primo piano e sullo sfondo. Questa scelta stilistica non è un vezzo estetico, ma una precisa posizione etica: Diaz non vuole manipolare lo sguardo di chi osserva. Ci viene concesso il tempo di notare i dettagli delle pareti scrostate, il ritmo del respiro dei personaggi, i cambiamenti della luce naturale.

La fotografia in bianco e nero, curata dallo stesso regista, elimina le distrazioni del colore per concentrarsi sulle texture della pelle e dell’ambiente. Il 1997 di Diaz è un luogo liminale, dove la modernità (le notizie in TV della morte di Lady Diana e Madre Teresa) convive con una povertà arcaica e brutale. Il bianco e nero serve anche a sottolineare l’ambiguità morale della protagonista: Horacia è una vittima, ma sta diventando un’assassina. È una donna di luce che si muove nel buio della notte.

Il Montaggio e il Ritmo: L’Elogio dell’Attesa

Se in un film di Hollywood il montaggio serve a nascondere il tempo morto, nel cinema di Lav Diaz il montaggio serve a esaltarlo. La durata delle scene è funzionale alla comprensione del peso della vita. Quando Horacia cammina per le strade di notte, la seguiamo per minuti interi. Questo ritmo lento permette di percepire la noia, la stanchezza e la solitudine che sono le vere protagoniste del film. Non è un cinema per chi ha fretta, ma per chi è disposto a farsi sommergere dalla narrazione. L’assenza di tagli rapidi crea un senso di realtà quasi documentaristica, rendendo la violenza, quando finalmente esplode, ancora più scioccante e reale.

La Sceneggiatura: Tra Tolstoj e la Cronaca Filippina

La sceneggiatura, ispirata molto liberamente a Tolstoj, riesce nell’impresa di tradurre temi spirituali russi nel contesto socio-politico delle Filippine. I dialoghi sono ridotti al minimo, ma ogni parola ha un peso specifico enorme. Il contrasto tra la vita di clausura forzata (il carcere) e la vita di clausura volontaria (la villa di Rodrigo per paura dei rapimenti) è una metafora potente di una società malata di paura. Diaz scrive personaggi che non sono mai macchiette: persino il “cattivo” Rodrigo è mostrato nella sua patetica debolezza umana. Il vero genio della scrittura risiede però nella sottotrama di Hollanda, che trasforma il film da una storia di vendetta a una storia di cura e solidarietà tra emarginati.

Le Performance: La Forza del Silenzio

Charo Santos-Concio offre una prova d’attrice monumentale. Dopo anni di assenza dalle scene come attrice (essendo stata una potente produttrice televisiva), torna con un ruolo che richiede una sottrazione costante. La sua Horacia comunica attraverso gli occhi e la postura. È incredibile come riesca a passare dalla dolcezza materna alla freddezza di un sicario senza mai risultare finta.

Al suo fianco, John Lloyd Cruz (una superstar del cinema commerciale filippino) compie una trasformazione radicale nel ruolo di Hollanda. La sua interpretazione è coraggiosa, priva di stereotipi, carica di una vulnerabilità elettrica che squarcia il velo di malinconia del film. Il rapporto tra Horacia e Hollanda è il nucleo emotivo dell’opera, una collisione tra due anime spezzate che cercano di ripararsi a vicenda in un mondo che non offre loro alcuno spazio.

Le Tematiche: La Giustizia, il Caso e la Storia

The Woman Who Left esplora il significato profondo della giustizia in un paese dove le istituzioni spesso falliscono. Horacia non cerca la legge, perché la legge l’ha tradita per trent’anni. Cerca una riparazione personale, ma scopre che la vendetta è una prigione altrettanto asfissiante di quella da cui è uscita.

Un altro tema centrale è la casualità crudele della vita. Perché Horacia è stata incastrata? Perché il suo rilascio avviene proprio in quel momento? Diaz suggerisce che siamo tutti pedine di un destino caotico, e che l’unica resistenza possibile a questo caos è la gentilezza inaspettata. Il messaggio del regista è che la vera “donna che se ne è andata” non è solo quella che esce di prigione, ma quella che riesce finalmente ad abbandonare l’odio per ritrovare se stessa.

C’è anche una forte critica sociale: le Filippine del 1997 sono mostrate come un luogo di estrema disuguaglianza, dove la ricchezza protegge ma isola, e dove i poveri sono costretti a una sopravvivenza notturna fatta di stenti e pericoli. Il film riflette sul fatto che, nonostante i cambiamenti politici, la struttura di potere rimane immobile, schiacciando sempre gli ultimi.


Tiriamo le Somme: Il Giudizio Definitivo

Consiglierei The Woman Who Left a un pubblico generalista? Probabilmente no. È un film che richiede una “disposizione d’animo” specifica. È per chi ama il cinema d’autore estremo, per chi apprezza registi come Tarkovskij o Béla Tarr, e per chi vuole esplorare culture cinematografiche lontane dai circuiti mainstream.

Nonostante la sua lunghezza possa spaventare, la ricompensa per chi arriva alla fine è enorme. È un film che rimane dentro per giorni, che cambia la percezione del tempo e dello spazio. È un’opera d’arte pura, senza compromessi, che eleva la sofferenza umana a poesia visiva. Se avete il coraggio di sedervi e aspettare insieme a Horacia, scoprirete uno dei ritratti femminili più potenti del cinema contemporaneo.

How useful was this post?

Click on a star to rate it!

Average rating 0 / 5. Vote count: 0

No votes so far! Be the first to rate this post.

Caricamento ultime recensioni in corso…


Commenti

Rispondi

Scopri di più da Fuori di Streaming

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere