Gremlins è un film del 1984 diretto da Joe Dante.

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Il 1984 è stato un anno spartiacque per il cinema d’intrattenimento mondiale, ma se c’è una pellicola che incarna perfettamente lo spirito ribelle, caotico e profondamente innovativo di quel decennio, questa è senza dubbio Gremlins, diretta da Joe Dante e prodotta dalla Amblin di Steven Spielberg. Non si tratta semplicemente di una commedia fantastica o di un horror per famiglie; è un’opera sovversiva che utilizza l’estetica rassicurante del Natale americano per mettere in scena un’invasione di puro caos anarchico.

L’idillio spezzato di Kingston Falls

Il film ci introduce a Kingston Falls, una cittadina che sembra uscita direttamente da una cartolina di Norman Rockwell o, meglio ancora, da La vita è meravigliosa di Frank Capra. È il set perfetto della provincia americana: innevato, accogliente e popolato da vicini sorridenti. Qui vive Billy Peltzer (Zach Galligan), un giovane onesto che lavora in banca per sostenere la famiglia, mentre suo padre Rand, un inventore stravagante di gadget inutili e malfunzionanti, cerca il regalo di Natale perfetto.

La ricerca di Rand lo conduce in un polveroso e misterioso negozio di antiquariato a Chinatown, dove scopre il Mogwai, una creatura adorabile di nome Gizmo. Il vecchio proprietario si rifiuta di venderlo, conscio del pericolo, ma il nipote glielo cede segretamente per necessità economica. In questo incipit risiede già il primo grande tema del film: l’irresponsabilità dell’Occidente consumista che si appropria di culture e creature esotiche senza comprenderne la profondità e i rischi.

Le Tre Regole: un contratto morale

Il mito di Gremlins si regge su tre pilastri fondamentali, tre divieti che fungono da contratto morale tra l’uomo e la natura:

  1. Mai esporlo alla luce forte (quella del sole può ucciderlo).
  2. Mai bagnarlo.
  3. Mai, mai nutrirlo dopo mezzanotte.

Queste regole non sono semplici espedienti narrativi, ma rappresentano la disciplina necessaria per convivere con il “diverso”. Billy, pur essendo un bravo ragazzo, pecca di ingenuità e distrazione. Quando una goccia d’acqua cade accidentalmente su Gizmo, la creatura si moltiplica, dando vita a nuovi Mogwai che, a differenza del dolce capostipite, manifestano fin da subito un’indole aggressiva e dispettosa. Il passaggio dall’errore accidentale (l’acqua) alla colpa consapevole (il cibo dopo mezzanotte) segna il punto di non ritorno. Quando Billy nutre le creature dopo l’orario proibito — ingannato dai nuovi arrivati che hanno manomesso il suo orologio — la biologia prende il sopravvento e i Mogwai si chiudono in bozzoli gelatinosi per uscirne trasformati in Gremlins: rettili verdastri, ghignanti e letali.

La regia di Joe Dante: tra cartone animato e incubo

Joe Dante, cresciuto con i classici dell’orrore della Universal e i folli cartoni animati della Warner Bros. diretti da Chuck Jones, infonde nel film una sensibilità unica. In Gremlins, l’umorismo slapstick si fonde con la tensione orrorifica in modo quasi schizofrenico. Dante non cerca lo spavento puro, ma il “meraviglioso distorto”. Una volta trasformati, i mostriciattoli non sono solo predatori; sono degli edonisti sfrenati che vogliono solo divertirsi a scapito della vita umana.

La loro invasione trasforma la tranquilla cittadina in un parco giochi di distruzione. Dante si diverte a decostruire i simboli del benessere americano: i Gremlins manomettono i freni delle auto, sabotano le luci di Natale, assaltano i bar e i cinema. È una satira feroce contro il conformismo e il perbenismo. Mentre Gizmo rappresenta la parte buona e controllata di noi stessi, i Gremlins sono l’Es freudiano portato all’eccesso: mangiano, bevono, fumano e distruggono tutto ciò che incontrano, senza filtri o freni inibitori.

Effetti pratici e maestria artigianale

In un’epoca dominata dalla CGI, rivedere Gremlins oggi permette di apprezzare l’incredibile lavoro di Chris Walas e del suo team di effettisti. Le creature sono marionette meccaniche, animatronics complessi che possiedono una fisicità e una “presenza” che i pixel faticano a replicare. Ogni Gremlin ha una personalità: c’è Stripe (Ciuffo Bianco), il leader spietato; c’è quello svitato, quello goloso, quello che ama vestirsi da donna.

La fatica fisica di dover gestire centinaia di pupazzi sul set ha conferito al film una consistenza materica unica. La scena della cucina, dove la madre di Billy affronta le creature con elettrodomestici di uso comune, rimane una pietra miliare: un Gremlin finisce nel frullatore, un altro nel microonde. È una sequenza brutale ma punteggiata da un umorismo nero che rende la violenza quasi digeribile, pur rimanendo profondamente disturbante per il pubblico dell’epoca.

Il Natale noir e la nascita del PG-13

Gremlins è, a tutti gli effetti, un anti-film di Natale. Mentre il resto del cinema celebrava la bontà, Dante metteva in scena la morte e il caos. È celebre il monologo di Kate (Phoebe Cates), la fidanzata di Billy, che spiega perché odia il Natale raccontando di come suo padre morì incastrato nel camino cercando di travestirsi da Babbo Natale. È un momento di una oscurità tale che gli stessi produttori chiesero a Dante di tagliarlo, ma Spielberg insistette per tenerlo, capendo che quella nota stridente era l’anima stessa della pellicola.

Proprio a causa della violenza grafica unita a un tono apparentemente per bambini, Gremlins (insieme a Indiana Jones e il tempio maledetto) scatenò una polemica tale da costringere la Motion Picture Association of America a creare una nuova classificazione: il PG-13. Il film era troppo intenso per i bambini piccoli, ma non abbastanza “vietato” per gli adulti. Questa “terra di mezzo” cinematografica è diventata, negli anni, lo spazio vitale dei grandi blockbuster contemporanei.

Simbolismo e critica sociale

Sotto la superficie del monster movie, Gremlins nasconde diversi strati di lettura. C’è una critica evidente alla tecnologia (incarnata dalle invenzioni fallimentari di Rand), suggerendo che l’uomo non sia in grado di gestire strumenti di cui non comprende il funzionamento o le conseguenze. C’è anche una riflessione sul colonialismo culturale: il Mogwai viene strappato dal suo ambiente naturale e inserito forzatamente in un contesto estraneo, dove la sua biologia diventa una minaccia.

La figura di Mrs. Deagle, la ricca proprietaria immobiliare che minaccia di uccidere il cane di Billy e pignora le case dei poveri, rappresenta il cinismo del capitalismo estremo. La sua fine per mano dei Gremlins — lanciata fuori dalla finestra da una sedia motorizzata manomessa — è una delle morti più catartiche e grottesche della storia del cinema, un momento in cui gli spettatori si ritrovano paradossalmente a fare il tifo per i mostri.

Il lascito di un classico

A distanza di decenni, Gremlins rimane un’opera fresca e visivamente sbalorditiva. Ha generato un sequel ancora più metatestuale e folle (Gremlins 2 – La nuova stirpe), serie animate e una mole infinita di merchandise. Ma la sua eredità più grande è la lezione di Joe Dante sul coraggio di osare: il film ci ricorda che la vera paura non viene dai mostri sotto il letto, ma dalla nostra incapacità di seguire regole semplici e di rispettare l’equilibrio della natura.

Gizmo rimane un’icona di dolcezza e resilienza, un piccolo faro di luce in mezzo a un mare di denti affilati e risate malefiche. Gremlins è un monito travestito da intrattenimento: ogni dono ha un prezzo, ogni azione ha una conseguenza, e la mezzanotte è sempre più vicina di quanto pensiamo.

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