Red Rocket è un film drammatico e commedia nera americano del 2021 diretto da Sean Baker

Fuori di Streaming

Condividi l'articolo

Uscito nel 2021 e presentato in concorso al Festival di Cannes, Red Rocket rappresenta una tappa fondamentale nel percorso cinematografico di Sean Baker, un regista che ha saputo costruire una poetica personalissima esplorando le zone d’ombra della società americana contemporanea. Dopo il successo di Tangerine e lo splendore cromatico di The Florida Project, Baker torna a raccontare la marginalità, ma questa volta lo fa attraverso una lente diversa: quella della commedia nera, amara e profondamente scomoda, centrata su un protagonista tanto carismatico quanto detestabile.

Il ritorno di Mikey Saber: l’essenza dell’opportunismo

La narrazione si apre con il ritorno di Mikey Saber a Texas City, la sua città natale. Mikey non è un reduce qualunque: è una ex stella del cinema pornografico, ormai sul viale del tramonto, che approda alla porta della sua ex moglie Lexi e della suocera Lil con nient’altro che i vestiti che ha addosso e un campionario inesauribile di bugie. Simon Rex, l’attore che presta il volto a Mikey, compie qui un’operazione metacinematografica straordinaria. Rex, che ha alle spalle un passato reale come VJ di MTV e un breve trascorso nel cinema per adulti, infonde al personaggio una vitalità frenetica e un fascino da venditore di auto usate che rende difficile, per lo spettatore e per i personaggi che incontra, distogliere lo sguardo.

Mikey è un tornado umano. Non appena mette piede in quella casa decadente, in una cittadina dominata dalle sagome inquietanti delle raffinerie di petrolio, inizia a tessere la sua tela. La sua capacità di manipolazione è tale da riuscire a convincere Lexi a riprenderlo in casa, nonostante anni di abbandono e abusi emotivi. Baker non cerca di redimere il suo protagonista; al contrario, lo osserva con una curiosità quasi entomologica mentre tenta di ricostruirsi una vita basata sugli stessi identici errori e sulla stessa brama di successo facile che lo avevano portato alla rovina.

Texas City: un purgatorio industriale sotto il sole cocente

L’ambientazione di Red Rocket è cruciale quanto il suo protagonista. Texas City è ritratta come un non-luogo, un paesaggio fatto di ciminiere che sputano fuoco, orizzonti piatti e un sole che sembra voler bruciare ogni speranza. Girato in un vibrante formato 16mm, il film possiede una grana materica che conferisce alle immagini una bellezza sporca, quasi paradossale. La fotografia di Drew Daniels cattura la luce dorata del Texas, trasformando un ambiente industriale degradato in una sorta di sogno febbrile.

Sullo sfondo della vicenda personale di Mikey, Baker inserisce costantemente riferimenti alla campagna elettorale del 2016. Attraverso le televisioni sempre accese o le conversazioni casuali, sentiamo la voce di Donald Trump e i discorsi sulle promesse di una grandezza ritrovata. Questa scelta non è casuale: Mikey Saber è, in fondo, una versione in scala ridotta di quella stessa retorica. È un uomo che vende sogni basati sul nulla, un individuo che promette prosperità mentre sta solo cercando di sfruttare chiunque gli capiti a tiro. Il parallelismo tra il “grande comunicatore” politico e il “piccolo imbroglione” del porno è sottile ma onnipresente, suggerendo che entrambi siano figli della stessa cultura del narcisismo e dell’opportunismo sfrenato.

L’incontro con Strawberry e la natura del predatore

Il punto di svolta del film avviene quando Mikey entra in un negozio di ciambelle e incontra Strawberry, una ragazza di diciassette anni interpretata dall’esordiente Suzanna Son. In quel momento, la natura predatoria di Mikey emerge in tutta la sua inquietante chiarezza. Nonostante la differenza d’età e il evidente squilibrio di potere, Mikey vede in lei non una persona, ma un biglietto di ritorno per Los Angeles. Convincendola di essere un talento naturale destinato al successo nell’industria del cinema per adulti, Mikey mette in atto un vero e proprio “grooming” emotivo e professionale.

Questa parte della pellicola è quella che mette più alla prova lo spettatore. Baker cammina sul filo del rasoio: ci fa ridere delle assurdità di Mikey, delle sue corse in bicicletta (spesso nudo o seminudo) e della sua parlantina inarrestabile, ma contemporaneamente ci mostra l’orrore morale di un uomo che è disposto a sacrificare l’innocenza di una giovane ragazza per il proprio tornaconto. La relazione tra i due non è mai mostrata con romanticismo, ma come un patto faustiano in cui Strawberry, attratta dalla promessa di una fuga dalla noia soffocante di Texas City, cade vittima di un incantatore di serpenti.

Una commedia umana senza giudizio morale

Uno dei tratti distintivi del cinema di Sean Baker è il rifiuto del giudizio moralistico. In Red Rocket, il regista non punta il dito contro i suoi personaggi, anche quando compiono atti discutibili. Lexi e Lil non sono vittime angeliche; sono donne indurite dalla vita, che accettano Mikey per opportunismo economico o per una disperata forma di abitudine. La comunità che circonda il protagonista è composta da piccoli spacciatori, vicini pettegoli e persone che cercano semplicemente di arrivare a fine giornata.

Il film evita deliberatamente i cliché del dramma di redenzione. Mikey non impara la lezione, non ha un momento di illuminazione etica. È un personaggio statico nel suo egoismo, un “eterno bambino” sociopatico che continua a correre verso il prossimo disastro. Questa circolarità è enfatizzata dalla struttura stessa del racconto, che sembra quasi un loop: Mikey arriva dal nulla, distrugge tutto ciò che tocca e, presumibilmente, continuerà a farlo altrove. La commedia nera nasce proprio da questa impossibilità di cambiamento; le situazioni assurde e i dialoghi brillanti servono a mascherare, ma non a nascondere, la tragedia di una vita vissuta esclusivamente in funzione del proprio ego.

L’uso della musica e il ritmo del montaggio

Un elemento che conferisce a Red Rocket la sua energia cinetica è la colonna sonora, dominata dal tormentone pop degli anni 2000 “Bye Bye Bye” degli *NSYNC. La canzone viene utilizzata in modi diversi: come ricordo nostalgico del passato “glorioso” di Mikey, come colonna sonora delle sue fantasie di fuga e, in una scena memorabile, cantata al pianoforte da Strawberry. Questo brano pop, così lucido e artificiale, stride violentemente con la sporcizia delle strade di Texas City, sottolineando ulteriormente la discrepanza tra il sogno americano venduto dai media e la realtà della provincia dimenticata.

Il montaggio, curato dallo stesso Baker, segue il ritmo frenetico del parlato di Mikey. Le scene si susseguono con una vitalità che non lascia respiro, trascinando lo spettatore nel caos quotidiano del protagonista. Nonostante la durata considerevole, il film mantiene una tensione costante, alternando momenti di pura farsa a sequenze di una tensione quasi insopportabile.

Considerazioni sul cinema di Sean Baker

Con Red Rocket, Sean Baker conferma di essere uno dei pochi registi americani capaci di raccontare la classe operaia e il sottoproletariato senza cadere nel pietismo o nel “pornografia della povertà” (poverty porn). Il suo sguardo è empatico ma onesto. Egli riconosce la dignità dei luoghi marginali, ma ne riconosce anche la ferocia e la disperazione.

Mikey Saber è l’eroe (o meglio, l’antieroe) perfetto per questo racconto: un uomo che non ha nulla ma che agisce come se possedesse il mondo. In un’America frammentata e in cerca di identità, la figura di Mikey rappresenta il lato oscuro del sogno americano: l’idea che, con abbastanza audacia e una totale assenza di scrupoli, chiunque possa reinventarsi, poco importa quante macerie si lasci alle spalle.

In conclusione, Red Rocket è un film stratificato, vibrante e profondamente disturbante. È una riflessione sulla manipolazione, sul potere dei sogni infranti e sulla resilienza, a volte tossica, dell’essere umano. Simon Rex regala una performance che rimarrà nella storia del cinema indipendente americano, dando corpo a un personaggio che è impossibile amare, ma che è altrettanto impossibile dimenticare. Baker ci consegna uno specchio deformante della nostra società, dove la verità è un optional e la sopravvivenza giustifica ogni tradimento. Un’opera che, dietro la facciata di commedia spregiudicata, nasconde una critica feroce e malinconica a un sistema che produce costantemente individui come Mikey Saber, lanciati come razzi rossi verso un orizzonte che non promette nient’altro che una spettacolare caduta.

How useful was this post?

Click on a star to rate it!

Average rating 0 / 5. Vote count: 0

No votes so far! Be the first to rate this post.

Caricamento ultime recensioni in corso…


Commenti

Rispondi

Scopri di più da Fuori di Streaming

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere