Cosa succederebbe se i Beatles non fossero mai esistiti e tu fossi l’unico a ricordare le loro canzoni?
Immaginate un improvviso blackout planetario che cancella dalla memoria collettiva la band più famosa della storia, lasciando un musicista fallito come unico custode di un tesoro inestimabile. Danny Boyle dirige una commedia brillante e nostalgica che gioca con il destino, il successo e l’immortalità della grande musica.
🎬 SCHEDA TECNICA
- Titolo Originale: Yesterday
- Regia: Danny Boyle
- Cast: Himesh Patel, Lily James, Joel Fry, Ed Sheeran, Kate McKinnon
- Sceneggiatore: Richard Curtis (soggetto di Jack Barth e Richard Curtis)
- Genere: Commedia, Fantastico, Musicale, Romantico
- Premi: Candidatura ai Critics’ Choice Awards, nomination ai Satellite Awards, vincitore del BMI Film Music Award.
- Aziende produttrici: Working Title Films, Perfect World Pictures, Michael Grandage Company
- Rating IMDb: ⭐ 6.8/10
- Pagina Wikipedia del film: Yesterday (film 2019)
- Data di uscita (Italia): 26 settembre 2019
- Paesi di origine: Regno Unito, Stati Uniti d’America
Il Peso di un’Eredità Impossibile
La premessa narrativa di questo lungometraggio si muove su un terreno squisitamente ucronico e surreale. Jack Malik è un cantautore di scarso successo che vive in una piccola città costiera inglese, supportato unicamente dalla sua manager e amica d’infanzia Ellie. La sua carriera sembra giunta a un binario morto quando, durante un misterioso blackout globale di dodici secondi, viene investito da un autobus.
Al suo risveglio, Jack scopre che il mondo è radicalmente cambiato, o meglio, è stato privato di alcuni elementi fondamentali della cultura pop contemporanea. Il tassello più macroscopico di questa amnesia collettiva è l’assoluta inesistenza dei Beatles. Nessuno ha mai sentito nominare John, Paul, George e Ringo; le loro canzoni non si trovano su internet, i loro album non sono mai stati incisi.
Di fronte a questo scenario inspiegabile, il protagonista si ritrova a gestire un dilemma etico e artistico di proporzioni colossali. Comincia a suonare a memoria i brani del quartetto di Liverpool, spacciandoli per propri. Inevitabilmente, la devastante bellezza di quelle melodie attira l’attenzione dell’industria discografica, catapultando Jack in un vortice di fama mondiale, trainato nientemeno che da Ed Sheeran (che interpreta una versione ironica e cinica di se stesso). Tuttavia, l’ascesa al successo globale crea una frattura insanabile con la sua vecchia vita e con Ellie, l’unica persona che lo aveva sempre amato per quello che era veramente.

La Regia Dinamica e la Struttura della Sceneggiatura
Dietro la macchina da presa troviamo Danny Boyle, un autore noto per la sua estetica ipercinetica, il montaggio sincopato e l’uso vibrante del colore (basti pensare a Trainspotting o The Millionaire). In questa pellicola, Boyle mitiga in parte la sua tipica aggressività visiva per mettersi al servizio di una commedia romantica, senza però rinunciare a tocchi di regia estremamente personali. I raccordi di montaggio durante le esecuzioni musicali, l’uso di grafiche sovraimpresse per mostrare le ricerche su Google di Jack e la gestione dei movimenti di macchina nelle scene di massa restituiscono un senso di perenne movimento e smarrimento interiore del protagonista.
La sceneggiatura porta la firma di Richard Curtis, il re indiscusso della commedia romantica britannica (Quattro matrimoni e un funerale, Love Actually, Notting Hill). Il tocco di Curtis è evidente nei dialoghi brillanti, nel perfetto tempismo comico dei comprimari (come l’irresistibile e strambo assistente Rocky) e nella struttura da love story classica.

Il ritmo della prima metà del film è travolgente: il disorientamento di Jack, i primi tentativi di ricordare i testi complessi di canzoni come Eleanor Rigby o Penny Lane, e lo shock culturale di un mondo che reagisce per la prima volta a Let It Be sono scritti con intelligenza e ironia. Nella seconda parte, la narrazione devia in modo più deciso verso i binari della commedia sentimentale standard, rallentando la progressione del fantastico per concentrarsi sul conflitto interiore del protagonista, diviso tra l’amore sincero e una celebrità costruita su una colossale menzogna.

Fotografia, Colonna Sonora e Performance Attoriali
La fotografia di Christopher Ross gioca su un contrasto cromatico netto. Da un lato abbiamo le atmosfere calde, umane e leggermente desaturate della provincia inglese, calate in una dimensione intima e rassicurante; dall’altro, lo sfarzo freddo, iper-illuminato e artificiale di Los Angeles e degli stadi globali in cui Jack si esibisce. Questo stacco visivo sottolinea costantemente l’alienazione del protagonista, che si sente un impostore sotto le luci della ribalta.
Naturalmente, la colonna sonora rappresenta la vera spina dorsale dell’opera. Le tracce dei Beatles non sono semplici canzoni di sottofondo, ma elementi diegetici che guidano la narrazione. Himesh Patel compie un lavoro straordinario: l’attore non si limita a imitare i Fab Four, ma reinterpreta i brani con la propria voce e arrangiamenti acustici minimalisti che ne esaltano la purezza strutturale. Sentire Yesterday eseguita solo con una chitarra acustica in un salotto, o Help! trasformata in un pezzo punk-rock urlato su un tetto, dimostra la versatilità senza tempo di quel repertorio.
Il cast offre prestazioni solide e carismatiche:
- Himesh Patel è bravissimo nel trasmettere la sindrome dell’impostore del suo Jack, un uomo perennemente schiacciato dal senso di colpa e dall’ansia di essere scoperto.
- Lily James infonde ad Ellie una dolcezza e una determinazione luminose, incarnando l’ancora emotiva del film.
- Kate McKinnon, nel ruolo della spietata agente hollywoodiana Deborah, offre una satira tagliente e grottesca delle logiche commerciali della discografia moderna, dove il marketing conta infinitamente più dell’arte.

L’Immortalità dell’Arte e la Satira Discografica
Al di là della componente romantica, l’opera si interroga su temi profondi legati alla sociologia della musica. Il film suggerisce che il genio dei Beatles sia un valore assoluto, in grado di superare le barriere temporali e generazionali: quelle canzoni funzionano nel 1960 così come nel presente, perché toccano corde universali dell’animo umano.
Tuttavia, Curtis e Boyle inseriscono una sottile ma evidente critica alla contemporaneità. Quando Jack propone i titoli degli album storici, i discografici li rifiutano perché considerati non commerciali (il White Album viene scartato per mancanza di inclusività cromatica, Sgt. Pepper perché troppo lungo). C’è l’idea che l’industria odierna tenda a triturare e omologare la creatività, riducendola a mero contenuto da fruire rapidamente sulle piattaforme di streaming.
Un altro nucleo tematico fondamentale è la verità personale contro il successo di plastica. La pellicola inserisce un momento di svolta fortemente emotivo e inaspettato verso il finale (che non sveleremo) che ridefinisce completamente il concetto di “successo” e di “vita ben vissuta”, spostando il focus dall’approvazione delle masse alla felicità privata.
Considerazioni Finali
L’opera di Danny Boyle si rivela un’esperienza cinematografica estremamente piacevole, un sincero atto d’amore verso la musica che ha ridefinito la cultura occidentale. Sebbene la risoluzione di alcuni nodi narrativi legati al mistero del blackout rimanga volutamente irrisolta, e la sceneggiatura scelga di rifugiarsi in un finale da favola romantica piuttosto che esplorare le conseguenze più oscure e filosofiche della sua stessa premessa, il film centra perfettamente il suo obiettivo primario: intrattenere, emozionare e far cantare lo spettatore.
I meriti tecnici, uniti alle ottime interpretazioni e a un comparto musicale leggendario, compensano ampiamente qualche prevedibilità di scrittura nella seconda metà del lungometraggio.
Questo film è consigliato calorosamente a tutti gli appassionati dei Beatles, a chi ama le commedie sentimentali di stampo britannico e a chiunque cerchi una storia leggera ma non banale sulla ricerca della propria identità e sul valore inestimabile dell’onestità intellettuale. Un viaggio nostalgico che lascia con il sorriso e con una rinnovata gratitudine per le canzoni che hanno fatto la storia.


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