Molto più di un semplice sequel: un’esperienza cinematografica totale che fonde la malinconia dei primi amori con la ferocia devastante del “Bomb Girl Arc”. Tatsuya Yoshihara eredita il testimone della saga di Tatsuki Fujimoto e firma un’opera visivamente abbacinante, capace di passare dal silenzio di un caffè sotto la pioggia al fragore di esplosioni che squarciano il cielo di Tokyo. La storia di Reze non è solo la cronaca di uno scontro tra diavoli, ma un’indagine lirica sulla solitudine e sulla ricerca di un’umanità che sembra fuggire tra le dita di chi è nato per uccidere. Scoprite perché questo capitolo è destinato a rimanere impresso nella memoria collettiva come uno dei vertici dell’animazione moderna.
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🎬 SCHEDA TECNICA Titolo Originale: Gekijō-ban Chensō Man Reze-hen (劇場版 チェンソーマン レゼ篇) Regia: Tatsuya Yoshihara Cast (Voci originali): Kikunosuke Toya, Reina Ueda, Tomori Kusunoki, Shogo Sakata, Fairouz Ai Sceneggiatore: Hiroshi Seko (basato sul manga di Tatsuki Fujimoto) Genere: Animazione, Action, Dark Fantasy, Romantico Premi: Candidato ai principali premi di settore per l’animazione e la colonna sonora. Aziende produttrici: MAPPA Rating IMDb: ⭐ 8.4/10 Pagina wikipedia del film: https://it.wikipedia.org/wiki/Chainsaw_Man (sezione adattamenti) Data di uscita (Italia): 2025 Paesi di origine: Giappone
Introduzione
L’attesa per il ritorno di Denji sul grande schermo non era semplice “hype”, era una necessità narrativa. Dopo una prima stagione televisiva che aveva diviso i puristi per la sua direzione estremamente cinematografica e iper-realista, il passaggio al formato lungometraggio per il celebre “Arco della Ragazza Bomba” appariva come la scelta più coerente e ambiziosa possibile. Affidato alla sapiente regia di Tatsuya Yoshihara — già pilastro fondamentale come action director della serie e figura di culto nel panorama dell’animazione giapponese contemporanea — Chainsaw Man – Il Film: La storia di Reze si pone l’obiettivo non scontato di condensare l’essenza più pura, malinconica e brutale dell’opera di Tatsuki Fujimoto.
Siamo di fronte a un film che non si limita a trasporre le tavole del manga, ma le espande, dando respiro ai silenzi e una violenza plastica ai combattimenti. Yoshihara abbandona parzialmente il rigore quasi documentaristico della serie TV per abbracciare un’estetica più vibrante, dinamica e, se possibile, ancora più viscerale. Il film riesce nel difficile compito di essere un’opera compiuta: un microcosmo di emozioni che vive di luce propria, pur restando incastonato nel grande arazzo della lotta tra i Devil Hunter e le paure ancestrali dell’umanità. È un racconto di formazione interrotto dal rumore delle deflagrazioni, una storia d’amore nata sotto una pioggia battente che profuma di polvere da sparo.

La Trama
La vita di Denji, il ragazzo-motosega, è un paradosso vivente: nonostante sia diventato una celebrità nel mondo dei cacciatori di diavoli e abbia finalmente accesso a cibo e un tetto sopra la testa, il vuoto emotivo che lo attanaglia sembra incolmabile. In questo scenario di ordinaria follia metropolitana, il destino lo conduce in un piccolo caffè durante un temporale improvviso. Qui incontra Reze, una ragazza solare, misteriosa e apparentemente comune, che lavora come cameriera. Tra i due nasce un’intesa immediata, fatta di lezioni di nuoto notturne in una scuola deserta, passeggiate ai festival e conversazioni che toccano le corde di un desiderio di normalità che Denji non ha mai osato sognare.
Reze sembra essere l’unica persona capace di vedere oltre il mostro, oltre la motosega, cercando il ragazzo che vuole solo andare a scuola e vivere una vita ordinaria. Tuttavia, nel mondo di Chainsaw Man, la felicità è un lusso che si paga con il sangue. Ben presto, la facciata idilliaca inizia a sgretolarsi, rivelando una trama di spionaggio internazionale e segreti governativi. Reze non è chi dice di essere: è un’arma letale, un ibrido conosciuto come il Diavolo Bomba, inviata con un obiettivo preciso che metterà a ferro e fuoco l’intera Tokyo. Denji si troverà così lacerato tra il sentimento nascente per la prima ragazza che sembra averlo amato davvero e il dovere di sopravvivere a una furia distruttiva che minaccia di polverizzare ogni sua speranza. La caccia ha inizio, ma questa volta il cuore del protagonista è il bersaglio principale.

Il lavoro svolto da Tatsuya Yoshihara su questo lungometraggio è, senza mezzi termini, una masterclass di regia d’animazione. Yoshihara, noto per la sua capacità di gestire scene d’azione estremamente complesse e fluide (la cosiddetta webgen animation), qui dimostra una maturità inaspettata anche nella gestione dei tempi morti e dell’introspezione. Il film è diviso idealmente in due atti: il primo è un “coming of age” dai toni quasi indie, dove la macchina da presa indugia sui dettagli degli sguardi, sui riflessi dell’acqua e sulla mimica facciale dei protagonisti. Questa parte del film è fondamentale per costruire l’empatia necessaria; senza la dolcezza delle scene nella scuola o nel caffè, l’impatto della seconda parte risulterebbe puramente estetico. Invece, grazie a una direzione degli attori (vocalmente parlando) straordinaria, ogni frame trasuda una tensione sottile.
Sotto il profilo tecnico, lo studio MAPPA ha alzato ulteriormente l’asticella. La fotografia è superba: l’uso del compositing per simulare l’illuminazione urbana, i fari delle auto nella notte di Tokyo e il fumo denso delle esplosioni crea una profondità di campo che fa quasi dimenticare di stare guardando un anime. Le scene d’azione sono coreografate con una creatività dirompente. Quando Reze “si accende”, il film cambia marcia: le inquadrature diventano più ampie, i movimenti di macchina virtuale seguono le traiettorie delle esplosioni in un tripudio di sakuga che lascia senza fiato. La fluidità delle trasformazioni e la fisicità degli impatti rendono la minaccia del Diavolo Bomba reale, tangibile e terrificante. Non è solo distruzione, è una danza macabra dove il fuoco e il fumo diventano elementi pittorici.
La sceneggiatura di Hiroshi Seko è chirurgica. Riesce a mantenere la struttura episodica dell’arco narrativo originale pur donandogli la coesione di un film autoconclusivo. Il ritmo non accenna mai a calare, alternando con sapienza momenti di pura adrenalina a pause riflessive che servono a digerire l’orrore di ciò che sta accadendo. Ma il vero asso nella manica del film è la colonna sonora di Kensuke Ushio. Il compositore abbandona le sonorità più industrial della prima stagione per esplorare territori più melodici e malinconici, senza però rinunciare a quei beat elettronici distorti che sono il marchio di fabbrica della serie. Il tema musicale legato a Reze è un motivo ricorrente che evoca solitudine e pericolo, una ninna nanna spezzata che accompagna lo spettatore verso un finale emotivamente devastante.
Le interpretazioni dei doppiatori elevano il materiale di partenza. Kikunosuke Toya conferisce al suo Denji una vulnerabilità nuova, meno sguaiata del solito, perfettamente funzionale a un capitolo in cui il personaggio subisce una crescita interiore forzata dal dolore. Ma è Reina Ueda, nel ruolo di Reze, a dominare la scena. La sua capacità di passare dalla dolcezza ingenua alla freddezza glaciale di una killer professionista, fino alla disperazione di chi vorrebbe fuggire dal proprio destino, è semplicemente magistrale. La sua voce è il perno attorno a cui ruota l’intero film, capace di sedurre e terrorizzare nello spazio di una singola frase.

Le Tematiche
Al di là del sangue e delle motoseghe, La storia di Reze scava in profondità in tematiche universali e dolorose. La metafora centrale del film è quella del “topo di campagna contro il topo di città”, un dilemma filosofico che attraversa tutta l’opera di Fujimoto. È meglio vivere una vita sicura e confortevole ma in catene (il topo di città), o una vita pericolosa, affamata ma libera (il topo di campagna)? Reze e Denji sono due facce della stessa medaglia: entrambi sono stati privati della loro infanzia, entrambi sono stati trasformati in armi da governi o organizzazioni che li vedono solo come strumenti. Il loro legame nasce dal riconoscimento reciproco di questa mancanza di libertà.
Il film esplora anche il concetto di manipolazione e la crudeltà del primo amore. In un mondo dove tutti hanno un secondo fine, la domanda che tormenta Denji — e lo spettatore — è se sia possibile un affetto disinteressato. Reze incarna la tentazione della fuga, il desiderio di lasciarsi tutto alle spalle per un ideale di vita normale che, per personaggi come loro, è intrinsecamente negato. L’esplosione, quindi, non è solo un potere soprannaturale, ma la rappresentazione visiva di un sentimento che non può essere contenuto e che, inevitabilmente, finisce per distruggere tutto ciò che tocca. C’è una critica sottile ma feroce all’educazione statale e militare, al modo in cui i giovani vengono “formati” (o meglio, deformati) per scopi geopolitici, perdendo la capacità di distinguere i propri desideri da quelli dei loro superiori. La solitudine di Reze è la solitudine di un’intera generazione che si sente usata e gettata via una volta esaurita la propria utilità.

Chainsaw Man – Il Film: La storia di Reze rappresenta un punto di svolta per il franchise e per l’animazione d’azione in generale. È un’opera che riesce nell’impresa di essere contemporaneamente un blockbuster adrenalinico e un dramma intimista di rara bellezza. Tatsuya Yoshihara ha dimostrato di avere una visione chiara e potente, capace di tradurre l’estetica punk e imprevedibile di Fujimoto in un linguaggio cinematografico elegante e moderno. La cura per i dettagli, dalla qualità dei fondali alla complessità del sound design, rende ogni minuto di questo film un piacere per i sensi.
Consiglierei la visione di questo film non solo ai fan sfegatati del manga, che troveranno una trasposizione fedele nello spirito ma arricchita visivamente, ma anche a chi cerca un’animazione adulta che non abbia paura di osare. È un film che richiede di essere visto su uno schermo il più grande possibile, per lasciarsi travolgere dalla potenza delle sue immagini e dalla malinconia della sua musica. Se avete amato la prima stagione, questo film vi conquisterà; se eravate rimasti scettici, la direzione di Yoshihara saprà probabilmente farvi cambiare idea grazie a un equilibrio perfetto tra forma e sostanza. Preparatevi a un viaggio che vi lascerà con un senso di vuoto nel petto, lo stesso vuoto che Denji cerca disperatamente di colmare tra un combattimento e l’altro. Un’opera necessaria, brutale e incredibilmente umana.


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