Venom: The Last Dance è un film del 2024 scritto, diretto e co-prodotto da Kelly Marcel.

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L’atto finale di un’amicizia simbiotica che ha trasformato il caos in intrattenimento, tra inseguimenti desertici e una malinconia inaspettata.

L’ultimo capitolo della trilogia dedicata al protettore letale si presenta come un viaggio on the road che cerca di bilanciare l’umorismo bizzarro del duo Eddie-Venom con una minaccia di proporzioni cosmiche, chiudendo un cerchio iniziato nel 2018 con una narrazione che punta tutto sul cuore, più che sulla logica.

La danza finale: Una conclusione tra azione e legame

Quando il primo capitolo di Venom arrivò nelle sale, pochi avrebbero scommesso su una trilogia capace di resistere alle critiche e di conquistare una fetta così solida di pubblico. Eppure, il legame tra Eddie Brock e il suo simbionte è diventato uno dei pilastri più redditizi del cosiddetto “Sony’s Spider-Man Universe”. Con Venom: The Last Dance, Kelly Marcel — già sceneggiatrice dei capitoli precedenti — prende per la prima volta le redini della regia per dirigere quello che è stato pubblicizzato come l’ultimo capitolo della saga.

Il film eredita l’atmosfera scanzonata e talvolta surreale dei suoi predecessori, ma tenta di alzare la posta in gioco introducendo elementi mitologici legati al mondo dei simbionti. È un’opera che non cerca di emulare la complessità del Marvel Cinematic Universe, ma preferisce concentrarsi sulla dinamica “buddy movie” che ha reso celebre il duo, portandola verso una conclusione che profuma di addio.


🎬 SCHEDA TECNICA

  • Titolo Originale: Venom: The Last Dance
  • Regia: Kelly Marcel
  • Cast: Tom Hardy, Chiwetel Ejiofor, Juno Temple, Rhys Ifans, Stephen Graham, Peggy Lu
  • Sceneggiatore: Kelly Marcel (Soggetto di Tom Hardy e Kelly Marcel)
  • Genere: Azione, Fantascienza, Avventura
  • Premi: N/A (Produzione recente)
  • Aziende produttrici: Columbia Pictures, Marvel Entertainment, Arad Productions, Matt Tolmach Productions, Pascal Pictures
  • Rating IMDb: ⭐ 6.2
  • Pagina Wikipedia: Venom: The Last Dance
  • Data di uscita (Italia): 24 ottobre 2024
  • Paesi di origine: USA

La Trama (Senza Spoiler)

Dopo gli eventi convulsi del capitolo precedente, Eddie Brock e Venom si ritrovano in fuga, braccati non solo dalle forze militari umane, ma anche da una minaccia oscura proveniente dall’abisso dello spazio. Knull, il creatore dei simbionti e sovrano dell’oscurità, è stato risvegliato e ha inviato le sue creature più letali, gli Xenofagi, sulla Terra per recuperare il “Codex”, una chiave vitale che risiede proprio nel legame simbiotico tra i nostri protagonisti.

In un viaggio che li porta dal Messico alle luci di Las Vegas, passando per basi militari segrete nascoste sotto l’Area 51, Eddie e Venom devono imparare a collaborare come mai prima d’ora. Non si tratta più solo di sopravvivere o di mangiare “cattivi”, ma di decidere quanto sono disposti a sacrificare l’uno per l’altro di fronte a un destino che sembra inevitabile.

Analisi e Commento: Smontando il Simbionte

Il vero cuore pulsante di questa pellicola, come è stato per l’intera trilogia, risiede nella performance istrionica di Tom Hardy. L’attore britannico non si limita a interpretare Eddie Brock; egli abita fisicamente entrambi i ruoli, regalando momenti di commedia slapstick che rasentano l’assurdo. La chimica “interna” tra l’uomo e l’alieno è l’elemento che tiene in piedi l’intero impianto narrativo. In questo capitolo, vediamo un Eddie più stanco, quasi rassegnato, che trova nel simbionte l’unico vero compagno di vita, in un rapporto che mescola affetto fraterno e dipendenza reciproca.

La regia di Kelly Marcel è funzionale ma alterna momenti di grande dinamismo a passaggi più convenzionali. Essendo al suo debutto dietro la macchina da presa, Marcel gestisce bene il ritmo nelle sequenze d’azione più concitate, come l’inseguimento nel fiume o la battaglia finale, ma sembra talvolta smarrirsi nelle transizioni narrative. La scelta di trasformare il film in un road movie permette di variare le ambientazioni, ma frammenta leggermente la coesione del racconto.

Sotto il profilo della sceneggiatura, i dialoghi tra Eddie e Venom rimangono il punto di forza: sono taglienti, divertenti e spesso carichi di un sottotesto emotivo che colpisce nel segno. Tuttavia, la trama orizzontale legata a Knull e alla base militare soffre di una certa genericità. I personaggi secondari, seppur interpretati da attori del calibro di Chiwetel Ejiofor (nel ruolo del militare rigoroso) e Juno Temple (la scienziata empatica), rimangono spesso sullo sfondo, fungendo più da dispositivi di trama che da figure tridimensionali.

La fotografia di Fabian Wagner gioca molto sui contrasti cromatici, passando dalle tonalità calde e polverose del deserto ai neon accecanti di Las Vegas, fino alle atmosfere asettiche e bluastre dei laboratori sotterranei. Questo mutamento visivo accompagna efficacemente il tono del film, che oscilla costantemente tra la commedia e la tensione sci-fi.

Il montaggio è serrato, forse a tratti eccessivamente frenetico nelle scene di combattimento in CGI, dove la distinzione tra le masse informi dei simbionti e gli Xenofagi può risultare caotica. Tuttavia, la fluidità generale garantisce che le quasi due ore di durata scorrano senza particolari intoppi, mantenendo alta l’attenzione dello spettatore.

La colonna sonora merita una nota di merito per come utilizza brani iconici per sottolineare i momenti di “danza” (letterale e metaforica) tra i protagonisti. La musica non è solo un accompagnamento, ma diventa parte integrante della narrazione, specialmente nelle sequenze più leggere che servono a stemperare la drammaticità degli eventi cosmici.


Le Tematiche: Oltre l’Azione

Al di là degli effetti speciali e delle battute sagaci, Venom: The Last Dance esplora il tema dell’identità condivisa. Che cosa resta di un individuo quando la sua esistenza è indissolubilmente legata a quella di un altro? Il film riflette sulla necessità del sacrificio e sulla bellezza di un’amicizia che sfida le leggi biologiche e planetarie.

C’è anche una critica velata, seppur semplificata, alla gestione del “diverso” e della paura dell’ignoto, rappresentata dalle istituzioni militari che vedono nei simbionti solo armi o minacce da eradicare, ignorando la possibilità di una coesistenza basata sull’empatia. Knull, d’altro canto, rappresenta l’inevitabilità del passato che ritorna per reclamare ciò che ha creato, una metafora del destino contro cui i protagonisti tentano disperatamente di ribellarsi.

Venom: The Last Dance non è un film che cerca la perfezione tecnica o la profondità filosofica dei grandi capolavori del cinema d’autore. È un’opera onesta con se stessa, che conosce il proprio pubblico e gli offre esattamente ciò che desidera: un addio sentito, spettacolare e profondamente eccentrico.

È una visione consigliata agli appassionati del genere che hanno seguito il viaggio di Eddie sin dall’inizio e a chiunque sappia apprezzare un cinema di puro intrattenimento che non si prende troppo sul serio. Pur con i suoi difetti strutturali e una gestione dei villain un po’ affrettata, il film riesce a chiudere la trilogia con una nota di calore umano che raramente si trova in produzioni così massicce. La conclusione lascia un senso di malinconica soddisfazione, sancendo che, a volte, la parte migliore di noi è proprio quel “mostro” che cerchiamo di nascondere al mondo.

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