Queer è un film del 2024 diretto e co-prodotto da Luca Guadagnino.

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Dalle strade polverose di Città del Messico ai confini della coscienza umana, Luca Guadagnino traspone il “non trasponibile” romanzo di Burroughs in un’opera viscerale che consacra Daniel Craig in una prova d’attore monumentale, sospesa tra realismo crudo e trip psichedelico.

Un’Odissea del Desiderio tra le Ombre di Città del Messico

Luca Guadagnino ha costruito la sua intera filmografia sulla mappatura dei sensi e sulla fenomenologia del desiderio. Con Queer, film presentato in concorso alla 81ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e arrivato nelle sale nel corso del 2024, il regista siciliano compie un passo ulteriore verso l’astrazione e la profondità emotiva. Tratto dall’omonima novella di William S. Burroughs — scritta negli anni ’50 ma pubblicata solo nel 1985 — il film non è solo un adattamento letterario, ma un’immersione multisensoriale in uno stato mentale. Guadagnino, dopo il dinamismo pop di Challengers, torna a una narrazione più densa e malinconica, collaborando nuovamente con lo sceneggiatore Justin Kuritzkes per dare corpo a una prosa che molti consideravano infilmabile.

La pellicola ci trasporta in una Città del Messico del 1950 ricostruita interamente negli studi di Cinecittà. Questa scelta scenografica non è un limite, ma una dichiarazione d’intenti: quella che vediamo non è la realtà storica, ma una proiezione interiore, un palcoscenico mentale dove i colori sono saturi, le ombre sono profonde e il tempo sembra essersi fermato in un eterno dopoguerra di eccessi e solitudine.

La Trama: L’Incontro tra l’Errante e il Distaccato

Il protagonista della nostra storia è William Lee, un espatriato americano che vive una vita ai margini del decoro in una Città del Messico popolata da studenti boriosi, baristi cinici e figure ambigue della comunità expat. Lee è un uomo che consuma le sue giornate tra l’abuso di eroina e la ricerca disperata di un contatto umano che vada oltre il semplice incontro fugace nei vicoli bui o nei bar decadenti della capitale. La sua è una quotidianità fatta di rituali vuoti e monologhi brillanti quanto disperati, finché il suo sguardo non incrocia quello di Eugene Allerton.

Allerton è un giovane ex soldato, un ragazzo dal fascino distaccato e quasi impenetrabile che sembra muoversi nel mondo con una passività magnetica. Lee ne diventa immediatamente, e pericolosamente, ossessionato. Quello che inizia come un corteggiamento goffo e verboso si trasforma rapidamente in un viaggio fisico e spirituale. Lee insegue Allerton non solo attraverso i locali notturni del Messico, ma fino ai confini della foresta amazzonica in Ecuador, alla ricerca dello Yage (la misteriosa pianta nota oggi come Ayahuasca), nella speranza che questa sostanza possa donargli la capacità di una “connessione telepatica” totale con l’oggetto del suo desiderio. È un viaggio che parte dalla carne per finire nell’anima, o forse nel vuoto che la circonda.

L’Analisi Tecnica: Il Cuore Pulsante della Visione

Il vero miracolo di Queer risiede nella sua esecuzione formale. La regia di Luca Guadagnino è qui più misurata ma non meno audace che in passato. Il regista dimostra una padronanza totale dello spazio scenico, utilizzando la cinepresa per accarezzare i corpi e gli oggetti con una sensualità che è marchio di fabbrica del suo cinema, ma che qui si ammanta di una sporcizia e di una stanchezza esistenziale inedite.

La fotografia di Sayombhu Mukdeeprom è, ancora una volta, sublime. Mukdeeprom gioca con una tavolozza di colori che richiama il cinema classico ma la distorce con infiltrazioni di luce artificiale e tonalità febbrili. Le scene notturne sono dense, quasi tattili, mentre la parte finale del film, dedicata al viaggio psichedelico, esplode in una sperimentazione visiva che sfida la percezione dello spettatore, trasformando la natura stessa in un riflesso della psiche distorta di Lee.

Il montaggio di Marco Costa lavora per sottrazione e per sovrapposizione, creando un ritmo che asseconda le fluttuazioni della mente del protagonista. Il tempo si dilata e si contrae, rendendo tangibile la sensazione di stordimento indotta dalle sostanze e dall’ossessione amorosa. A sostenere questa impalcatura visiva troviamo la colonna sonora firmata da Trent Reznor e Atticus Ross. Il duo, alla terza collaborazione con Guadagnino, abbandona le sonorità techno di Challengers per abbracciare un’elettronica più rarefatta, cupa e a tratti orchestrale, capace di sottolineare la solitudine abissale di Lee senza mai risultare didascalica. Menzione speciale va ai costumi di Jonathan Anderson (direttore creativo di Loewe), che veste i personaggi con un’eleganza stropicciata che ne riflette perfettamente la decadenza interiore.

Le Performance: Un Daniel Craig Oltre Ogni Aspettativa

Se la tecnica è impeccabile, l’anima del film risiede nelle interpretazioni. Daniel Craig regala qui la prova più complessa e coraggiosa della sua intera carriera. Spogliatosi definitivamente dei panni di James Bond, Craig offre un’interpretazione di straordinaria vulnerabilità. Il suo William Lee è un uomo patetico e brillante, un predatore vulnerabile che usa il sarcasmo come scudo contro un mondo che non sembra avere posto per lui. La sua trasformazione fisica e la dedizione con cui affronta le scene più intime e quelle di degradazione sono ammirevoli.

Accanto a lui, Drew Starkey è una rivelazione. Nel ruolo di Eugene Allerton, Starkey deve lavorare sulla sottrazione. Il suo compito è essere uno specchio, un vuoto su cui Lee proietta i propri desideri. La sua bellezza eterea e il suo sguardo sfuggente rendono credibile l’ossessione che scatena nel protagonista. Il cast di supporto è altrettanto solido, con una Lesley Manville sempre impeccabile e un Jason Schwartzman che regala momenti di cinica ironia, bilanciando il tono drammatico della narrazione principale.

Tematiche e Metafore: Il Significato di Essere “Queer”

Queer non è solo un film sull’omosessualità nel senso convenzionale del termine. Il titolo stesso, ripreso da Burroughs, assume qui il suo significato più ampio e arcaico: “eccentrico”, “strano”, “fuori posto”. Il film esplora la condizione dell’essere umano come un’entità intrinsecamente isolata. William Lee cerca la connessione telepatica perché il linguaggio verbale e il contatto fisico non gli bastano più; egli desidera una fusione totale dell’essere che è, per definizione, impossibile.

La ricerca dello Yage diventa così la metafora suprema della ricerca di Dio, o di un senso ultimo, attraverso il corpo e la chimica. Il viaggio nell’Amazzonia rappresenta la discesa negli inferi della propria coscienza, dove i confini tra io e l’altro si dissolvono in un’allucinazione che è tanto spaventosa quanto rivelatrice. Guadagnino esplora il dolore del rifiuto non come un evento accidentale, ma come una condizione ontologica: siamo tutti, in qualche modo, degli “espatriati” in cerca di una patria affettiva che non esiste.

Un’Opera che Non Lascia Indifferenti

In conclusione, Queer è un’opera monumentale, complessa e stratificata. Non è un film per tutti: la sua lentezza meditativa, la sua natura astratta e alcune sequenze visivamente estreme potrebbero respingere lo spettatore in cerca di una narrazione lineare o consolatoria. Tuttavia, per chi accetta di lasciarsi trasportare nel “trip” di Guadagnino, l’esperienza è di quelle che restano impresse a lungo nella memoria.

È un film che conferma la statura internazionale di Luca Guadagnino come uno dei pochi registi contemporanei capaci di unire una cura estetica maniacale a una profondità tematica universale. Queer è un inno alla solitudine dei giusti e degli erranti, un ritratto spietato ma profondamente empatico di un uomo che, nel tentativo di fuggire da se stesso, finisce per trovarsi faccia a faccia con la propria nuda umanità. Una visione necessaria per chi ama il cinema che non ha paura di osare e di sporcarsi le mani con i desideri più oscuri dell’animo umano.


SCHEDA TECNICA

  • Regista: Luca Guadagnino
  • Attori: Daniel Craig, Drew Starkey, Jason Schwartzman, Lesley Manville, Henrique Zaga
  • Valutazione IMDB: 7.1/10

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