Santiago Requejo ci trascina in un’odissea urbana racchiusa tra quattro mura, dove un semplice voto burocratico si trasforma in un processo alle intenzioni, mettendo a nudo quella sottile e ipocrita linea che separa la nostra tolleranza sbandierata dal rifiuto viscerale del “diverso”.
Scheda Tecnica
- Titolo originale: Votemos (La riunione di condominio)
- Regista: Santiago Requejo
- Cast: Raúl Fernández de Pablo, Miriam Díaz-Aroca, Neus Sanz, Agustín Otón, Alberto Amarilla, David Tenreiro, Charo Zapardiel.
- Anno: 2025
- Genere: Drammedia Sociale
- Voto IMDb: 7.4/10
La Maschera del Buon Vicinato che si Sbriciola
Esistono luoghi che, nell’immaginario collettivo, rappresentano il vertice massimo dell’orrore quotidiano: le poste, il traffico dell’ora di punta e, in cima alla lista, la riunione di condominio. Santiago Requejo lo sa bene e, partendo dal successo fulminante del suo omonimo cortometraggio (candidato ai Goya), decide di espandere quel microcosmo di conflitti banali in un lungometraggio che è un vero e proprio pugno nello stomaco. La riunione di condominio non è solo un film sulla convivenza civile; è un’autopsia dell’anima della classe media, un’analisi clinica di come la salute mentale sia ancora l’ultimo, grande tabù che non riusciamo a gestire senza ricadere nel sospetto o nella discriminazione preventiva.
La pellicola si inserisce in quel fortunato filone del “cinema da camera” o Kammerspiel, dove l’unità di tempo e di luogo non è un limite, ma una molla che carica la tensione fino al punto di rottura. Seguendo le orme di classici come La parola ai giurati o il più recente Carnage di Polanski, Requejo dimostra che non servono inseguimenti o effetti speciali per creare suspense: bastano sette persone sedute intorno a un tavolo, un ordine del giorno apparentemente innocuo e una verità scomoda che viene a galla troppo presto.
La Trama (Rigorosamente Senza Spoiler)
Tutto ha inizio con una riunione ordinaria. I condomini si sono riuniti per discutere di questioni di ordinaria amministrazione: la sostituzione di un ascensore, la verniciatura del vano scale, le solite beghe sui rumori molesti. Tuttavia, l’atmosfera cambia drasticamente quando uno dei vicini, con un misto di onestà e ingenuità, informa gli altri che sta per affittare il suo appartamento. Fin qui, nulla di strano. Il problema sorge quando specifica l’identità del futuro inquilino: un giovane con un disturbo mentale diagnosticato, che sta cercando di reinserirsi autonomamente nella società.
Quello che doveva essere un semplice “voto di cortesia” per accogliere un nuovo membro nella comunità si trasforma istantaneamente in una spirale di paranoie. La notizia agisce come un reagente chimico che svela i veri volti dei presenti. Emergono i dubbi sulla sicurezza, il timore per la svalutazione dell’immobile, l’ansia per la “tranquillità” dei bambini. Il film segue cronologicamente lo svolgersi di questa serata infinita, documentando come la discussione degeneri da un confronto civile a un attacco personale brutale, dove ogni personaggio finisce per proiettare sul “nuovo arrivato” le proprie frustrazioni e i propri fallimenti personali.
L’Analisi e il Commento: Regia, Fotografia e Ritmo
Santiago Requejo compie un lavoro di regia straordinario per pulizia e precisione. In un film basato quasi interamente sul dialogo, il rischio di risultare statici o “teatrali” nel senso deteriore del termine è altissimo. Il regista evita questa trappola utilizzando la macchina da presa come un osservatore invisibile ma onnipresente, che si avvicina progressivamente ai volti degli attori man mano che la tensione sale. I primi piani diventano sempre più stretti, quasi soffocanti, catturando ogni tic, ogni goccia di sudore e ogni sguardo furtivo. La regia sottolinea la claustrofobia dell’ambiente: la stanza sembra rimpicciolirsi insieme alla moralità dei condomini.
La fotografia di Javier Bermejo opta per un realismo crudo. La luce è quella artificiale e leggermente giallastra delle sale riunioni condominiali, un’illuminazione che non perdona, che accentua le occhiaie e le rughe di espressione. Non c’è spazio per il glamour; tutto deve apparire quotidiano, perché l’orrore descritto è quello che potrebbe accadere nel palazzo accanto al nostro, o addirittura nel nostro soggiorno. Questa scelta visiva ancora il film a una realtà tangibile, impedendo allo spettatore di distaccarsi dalla vicenda considerandola “finzione cinematografica”.
La sceneggiatura, scritta a quattro mani da Requejo insieme a Raúl Barranco, è un meccanismo a orologeria. Il ritmo è forsennato: le battute si sovrappongono, le interruzioni sono costanti, ricreando quel caos tipico delle discussioni di gruppo dove nessuno ascolta e tutti vogliono avere ragione. I dialoghi sono taglienti e incredibilmente credibili; gli autori sono stati abili nel catturare il linguaggio del “politicamente corretto” che viene usato come scudo per nascondere pregiudizi atavici. È un testo che alterna momenti di umorismo nerissimo a esplosioni drammatiche che lasciano il pubblico senza fiato.
Un plauso particolare va alla colonna sonora, che interviene in modo minimale. Più che di musica, si dovrebbe parlare di una gestione sapiente del sound design: il ticchettio di un orologio, il rumore di una sedia che striscia, il respiro pesante di un condomino. Questi suoni d’ambiente diventano parte integrante della partitura ritmica del film, aumentando il senso di disagio imminente.

Le Performance: Un Ensemble in Stato di Grazia
La riunione di condominio è un film d’attori, e il cast selezionato da Requejo è semplicemente impeccabile. Non c’è un unico protagonista; la forza della pellicola risiede nella coralità. Raúl Fernández de Pablo interpreta il vicino “liberale” con una sfumatura di ambiguità che rende il suo personaggio profondamente umano e, al contempo, irritante. Miriam Díaz-Aroca e Neus Sanz offrono interpretazioni cariche di pathos, rappresentando diverse sfaccettature della paura: quella materna e protettiva e quella burocratica e distaccata.
Ogni attore riesce a dare tridimensionalità a quello che, nelle mani di un regista meno esperto, sarebbe potuto diventare un semplice archetipo. Vediamo il condomino burbero, la donna in carriera, l’anziano conservatore, il giovane progressista; ma man mano che il film procede, queste etichette cadono. Le loro performance sono talmente naturali da darci l’impressione di stare spiando dal buco della serratura. La recitazione è viscerale, priva di vezzi, focalizzata sulla reazione psicologica immediata allo stimolo del conflitto.
Le Tematiche: Il Virus dell’Esclusione
Il cuore pulsante dell’opera risiede nella sua analisi delle tematiche sociali. Il film affronta frontalmente lo stigma legato alla salute mentale, ma lo fa in modo laterale: il “malato” non è mai presente nella stanza. Questa assenza fisica è geniale, perché permette al film di concentrarsi non sulla malattia in sé, ma sulla percezione della stessa da parte della società cosiddetta “sana”. Il giovane aspirante inquilino diventa un foglio bianco su cui ognuno dei condomini scrive le proprie paure.
Il tema centrale è il paradosso della tolleranza. Siamo tutti d’accordo nel sostenere l’integrazione, finché questa non avviene sul nostro pianerottolo. È il fenomeno del “NIMBY” (Not In My Backyard – non nel mio giardino) applicato ai rapporti umani. Requejo ci interroga sulla validità della democrazia quando viene usata per calpestare i diritti dei più deboli. Il voto, simbolo di libertà e partecipazione, diventa qui uno strumento di esclusione, un’arma democratica usata per esercitare una tirannia della maggioranza basata sull’ignoranza.
Inoltre, il film esplora la fragilità dei legami sociali contemporanei. I condomini si conoscono da anni, condividono spazi e problemi comuni, eppure basta un elemento di disturbo per far crollare ogni solidarietà. La sfiducia verso il prossimo emerge come il vero “disturbo mentale” collettivo della nostra epoca, una paranoia che ci spinge a isolarci e a vedere minacce ovunque.

Tira le Somme: Un Verdetto Definitivo
La riunione di condominio è un’opera necessaria, una di quelle pellicole che non si limitano a intrattenere, ma che continuano a lavorare nella mente dello spettatore per giorni dopo la visione. Santiago Requejo ha avuto il coraggio di puntare lo specchio contro di noi, chiedendoci: “Cosa faresti tu se fossi seduto a quel tavolo?”. È un film scomodo, irritante, a tratti persino sgradevole nella sua onestà, ma proprio per questo è fondamentale.
L’equilibrio tra l’analisi tecnica rigorosa e la carica emotiva della storia è perfetto. La regia claustrofobica, la sceneggiatura affilata come un rasoio e le interpretazioni magistrali rendono questo film uno dei migliori esempi di cinema civile degli ultimi anni. Nonostante la durezza del tema, il film riesce a conservare una scintilla di speranza, o quantomeno a lanciare un monito severo sulla necessità di riscoprire l’empatia prima che sia troppo tardi.
Consiglierei la visione a chiunque ami il cinema che fa discutere, quello che genera dibattito fuori dalla sala. È un film perfetto per cineforum, gruppi di discussione o semplicemente per chiunque voglia mettere alla prova le proprie convinzioni etiche. Non aspettatevi soluzioni facili o un finale consolatorio; aspettatevi un’esperienza che vi lascerà con il fiato corto e con molte domande sulla natura umana.
Credi che le piccole comunità, come appunto un condominio, siano oggi più inclini a chiudersi nel pregiudizio per via di una crescente insicurezza sociale, o pensi che il cinema di questo tipo tenda a esasperare conflitti che nella realtà potrebbero risolversi con più facilità?


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