La Trama: Il tramonto degli Dei
Il film si apre con una Runway molto diversa da quella che ricordavamo. Miranda Priestly è ancora al comando, ma il suo impero vacilla. Il cartaceo è in crisi profonda e il consiglio di amministrazione spinge per una transizione digitale aggressiva, o peggio, per la chiusura definitiva della testata.
La vera svolta narrativa però non è Miranda, ma Emily Charlton (Emily Blunt). Emily non è più la segretaria bistrattata; è diventata una potente dirigente di un grande gruppo del lusso (stile LVMH), ed è proprio lei a tenere in mano le sorti di Runway. Il conflitto centrale ruota attorno alla necessità di Miranda di ottenere finanziamenti da Emily, ribaltando completamente le dinamiche di potere del primo film. Andy Sachs (Anne Hathaway), ora giornalista di alto profilo impegnata in inchieste serie, viene trascinata nuovamente in questo vortice quando si rende conto che la caduta di Miranda significherebbe la fine di un certo modo di intendere il giornalismo e la cultura.
Un’analisi tecnica: Evoluzione dello stile
Visivamente, Frankel sceglie di abbandonare i toni caldi e quasi “fiabeschi” della New York di metà anni 2000 per abbracciare un’estetica più fredda, tagliente e iper-tecnologica.
- Fotografia: La luce è clinica, riflette la spietatezza del mondo digitale. Gli uffici di Runway non sono più pieni di bozzetti e campioni di tessuto, ma di schermi giganti che mostrano dati in tempo reale, visualizzazioni di post e algoritmi.
- Costumi: Affidati a una nuova generazione di designer (con la supervisione della leggendaria Patricia Field), i costumi riflettono il paradosso della moda nel 2026: un mix tra il “quiet luxury” estremo di Miranda e l’estetica caotica e massimalista delle nuove generazioni di influencer che circondano le protagoniste.
- Regia: Frankel mantiene il suo ritmo serrato, ma lo adatta alla velocità delle comunicazioni odierne. Il montaggio è rapido, quasi frenetico nelle scene di “crisi comunicativa”, contrapponendosi ai silenzi pesanti e carichi di tensione delle scene private tra Miranda e Andy.

Le Interpretazioni: La maturità del cast
- Meryl Streep: La sua Miranda nel 2026 è più vulnerabile, ma non per questo meno temibile. Streep lavora sottilmente sulla paura di un’icona che vede il proprio mondo sgretolarsi. Non c’è più solo il disprezzo per l’incompetenza, ma una malinconia profonda per la perdita di qualità.
- Emily Blunt: È lei il vero motore del film. La sua Emily è cinica, brillante e ferita. Il confronto finale con Miranda è probabilmente una delle vette recitative della sua carriera.
- Anne Hathaway: Andy rappresenta la bussola morale, ma una bussola stanca. Hathaway interpreta perfettamente il ruolo di chi è riuscito a scappare ma si sente in dovere di tornare per salvare ciò che resta del “buon gusto”.

Il Messaggio: Qualità vs Algoritmo
Il tema centrale de Il diavolo veste Prada 2 è il valore dell’esperienza umana in un mondo dominato dai dati. Miranda Priestly incarna l’occhio clinico, il talento individuale che non può essere replicato da un’analisi di mercato. Il film si chiede: C’è ancora posto per il genio individuale quando il pubblico vuole solo ciò che l’algoritmo gli suggerisce di volere?
Non è solo un film sulla moda, è una riflessione amara e ironica sulla sopravvivenza dell’arte nel capitalismo digitale.
Scheda Tecnica Essenziale
- Titolo originale: The Devil Wears Prada 2
- Regia: David Frankel
- Cast: Meryl Streep, Anne Hathaway, Emily Blunt, Stanley Tucci
- Rating IMDB (attuale): 7.8/10
È un film che consiglio a chi ha amato il primo per la sua estetica, ma che sorprenderà chi cerca una riflessione più matura e quasi politica sul mondo della comunicazione oggi.


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